Caltagirone


Caltagirone è un comune italiano di 38 572 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.
Situata nella Sicilia centrale, al centro del territorio Calatino, è famosa per la produzione della ceramica, attività sviluppatasi nei secoli a partire dai tempi degli antichi Greci. Dopo un passato glorioso che la vide per oltre due millenni roccaforte privilegiata perbizantini, arabi, genovesi e normanni, che controllavano le due piane (quella di Catania e quella di Gela), oggi Caltagirone vive un periodo di rinnovato sviluppo, grazie principalmente a due grandi risorse: la tradizionale produzione della ceramica e il turismo.
Ricca di chiese, pregevoli palazzi e ville settecentesche, per l’eccezionale valore del suo patrimonio monumentale il suo centro storico è stato insignito del titolo di Patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO nel 2002, insieme con il Val di Noto.
Il primo documento nel quale troviamo menzionato il nome della città di Caltagirone risale al 1143. È un diploma con cui Ruggero II concede ai cittadini i feudi di Iudica e Santo Pietro. In esso la città viene menzionata con il nome di “Calatageron”, di evidente origine araba. La prima parte, infatti, proviene dal nome comune qal’at= rocca; la seconda parte, invece è di più difficile interpretazione. Per alcuni studiosi si tratterebbe di Qal’at’al Chiran = rocca delle grotte, per le numerose grotte disseminate nel territorio calatino; per altri, invece, il nome originario della città sarebbe stato Qal’at al Hinzariyah = rocca dei cinghiali; numerosi soni, infatti, gli scheletri dei cinghiali trovati nei dintorni di Caltagirone, senza dire che la montagna di fronte la città, ancor oggi, viene denominata Ganzaria, da Hinzariyah = cinghialeria. C’è infine chi pensa che i saraceni abbiano tradotto in arabo la denominazione che la zona aveva durante il periodo greco: rocca dei gelesi, che sarebbe diventato Qual’at al Geloon. In seguito la l sarebbe diventata una r (come solitamente avviene nel dialetto locale) e quindi Calatageron”.
Scavi archeologici hanno dimostrato la presenza dapprima dei Greci e successivamente dei Romani nel territorio, scelta avvenuta per la sua posizione privilegiata che le consentiva di controllare un vasto territorio.
Il nome Caltagirone è menzionato per la prima volta nel 1143 in un documento col quale re Ruggero II concede ai Caltagironesi i feudi di Judica e Santo Pietro. In questo documento è citata col nome di “Calatageron”, termine sicuramente di origine araba. In riferimento alla locale lavorazione dell’argilla, l’interpretazione più plausibile sembra essere che derivi dall’arabo Qal’ at al Gharùn (rocca delle giare). Per diversi periodi si sono succedute molte dominazioni: dai Greci ai Romani, in seguito dai Normanni sino ad arrivare agli Arabi. Questi ultimi furono cacciati nel 1076, quando i calatini riuscirono ad espugnare la rocca di Judica portando a Caltagirone come trofeo la campana d’Altavilla, che venne collocata nella chiesa Madre: Santa Maria del Monte.. Nell’estate del 1091, dopo aver sconfitto i saraceni nei pressi di Caltagirone, nella piana che da allora fu detta del “Conte”, il conte Ruggero dei normanni entrò trionfante il 25 luglio, giorno in cui la Chiesa cattolica celebra il martirio di san Giacomo il Maggiore, al cui intervento soprannaturale il conte attribuì la vittoria per averne invocato l’aiuto. Per questa ragione Caltagirone prescelse l’apostolo a proprio patrono, in sostituzione di San Nicolò di Mira e così fu proclamata libera e indipendente dall’autorità centrale.
Gli Arabi sembra introducessero nuove tecniche nella lavorazione dell’argilla, dando quindi un importante impulso all’artigianato della ceramica. L’espansione vera e propria dell’abitato e il fiorire della sua economia avvennero comunque durante il periodo normanno. Nel 1154 Edrisi, il celebre geografo arabo alla corte di Ruggero il Normanno, descrive così Hisn al-Genūn (Castello dei Genovesi): Il castello di Caltagirone sorge imponente sulla vetta di un monte inaccessibile; nel suo territorio si estendono campi coltivati a perdita d’occhio. Questo nome deriva probabilmente dalla presenza di una nutrita colonia di Genovesi giunti intorno al 1040.
La fiorente comunità ligure diede manforte al conte Ruggero contro i musulmani durante l’assedio della Rocca di Judica. Quest’aiuto valse alla città di Caltagirone i possedimenti dei territori di Judica, Fetanasimo, Regalsemi e Camopietro ed è all’origine della ricchezza feudale della città.
Nel XIII secolo Caltagirone partecipò alla rivolta contro gli Angioini nei Vespri siciliani.
Fu il nobile Gualtiero di Caltagirone a sollecitare l’avvento di re Pietro d’Aragona nel corso dell’assedio di Messina. Deluso nelle sue aspettative dal nuovo monarca, Gualtiero cospirò contro di lui e fu per questo decapitato in Piazza San Giuliano nel 1283.
In seguito allo sviluppo dell’artigianato e del commercio, legati alla produzione della ceramica, nacque una classe di ricchi commercianti che si stabilirono qui provenendo anche da altre parti d’Italia.
Il benessere di cui godette la città è facilmente ravvisabile anche nel centro storico di Caltagirone che presenta edifici sacri e pubblici di pregevole fattura, la cui costruzione e il cui rifacimento fu affidato, com’era in uso, ad abili e famosi architetti ed artisti dell’epoca.
Nel XIV secolo a Caltagirone viveva una piccola comunità ebraica (הקהילה היהודית ב Caltagirone) stabilitasi in una zona vicino al quartiere San Giuliano che oggi prende il nome di “Via Iudeca” (דרך Iudeca) o “zona miracoli”. Gli ebrei si dedicavano all’artigianato (in particolare nel settore tessile, infatti molte famiglie della comunità ebraica finirono con l’assumere alcuni cognomi come per esempio “Alba”) ed alle attività creditizie.
Nel 1492 la dominazione spagnola decretò la scomparsa degli ebrei in Sicilia e la città fu duramente colpita nella sua vita economica e culturale.
Nel 1458 sorgeva in cima alla collina maggiore un castello dove si incoronò re di Sicilia Giovanni II di Aragona che, per gratitudine dei soccorsi ricevuti nelle varie imprese da lui compiute, tornò a dichiarare Caltagirone città demaniale. Anche Giovanni di Trastamara e Ferdinando il Cattolico le concedettero e confermarono altri privilegi, tra cui quello delmero et mixto imperio.
I secoli XV-XVII furono l’epoca aurea della “Città della ceramica”, che allora si arricchì di chiese, istituti, collegi e conventi. Nacque pure l’università nella quale si insegnavanogiurisprudenza, filosofia e medicina, nonché un ospedale che era tra i migliori della Sicilia.
In quei secoli la popolazione della città si aggirò sempre attorno ai 20.000 abitanti, di cui un migliaio erano ceramisti.
Nel 1671 a causa della carestia morirono circa 2000 persone, per fame e per stenti.
Il 1693 è l’anno che segna una drammatica, radicale svolta per Caltagirone come del resto per l’intera Sicilia orientale. Un catastrofico terremoto la rade al suolo insieme ad altre dieci città: un immane disastro che costò la vita a circa 100 mila persone.
La città nell’arco di circa dieci anni risorge con un volto barocco, quello che ancora oggi sostanzialmente conserva.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Contacts
General manager
Dario Cafiso
info@tourbarocco.it
+39 320 6567676

P.iva 01629620889
Via Michele Pennavaria,2 97100 Ragusa
Privacy Policy
Tour Barocco© P. IVA 01629620889      Developed by informweb.it